| Prologo |
Correva l’anno ... non per niente
si dice che il tempo fugge via, 1700 e qualcosa ... non per niente si dice che
il tempo è relativo, quando in un piccolo sobborgo di uno stato a noi lontano,
un gruppo di coloni decise di promulgare una “Carta dell’Arte” in cui si
impegnavano a tutelare ogni forma artistica garantendo il rispetto della libertà
di espressione.
Per i coloni d’allora, la città
che stavano costruendo era insomma fondata sulle “ali della fantasia”, e
questa “Carta” venne tramandanta per molto tempo e per più generazioni,
almeno fino alla metà del novecento, quando l’industrializzazione ed il
progresso tecnologico hanno alimentato sempre di più le logiche di business,
arricchendo materialmente i cittadini, ma impoverendo le loro anime, privandole
della capacità di sognare, tagliando le “ali alla fantasia” e impedendo, di
fatto, di continuare a “volare”.
L’antica “Carta dell’Arte”
venne dimenticata, anzi, venne fatta dimenticare togliendola da ogni programma
scolastico ed educativo, e chi deteneva il “potere” stava ben attento a far
sì che non se ne parlasse più, portando l’attenzione dei cittadini su
argomenti quali lo sport, la moda, le trasmissioni televisive create
appositamente per far nascere preoccupazioni legate alle relazioni sentimentali
degli attori/attrici o presunti tali, della durata media di 15 giorni, sia le
relazioni che gli attori/attrici o presunti tali, anzi, la tecnica più diffusa
era ormai quella di far sì che in televisione apparisse soprattutto chi non
sapeva fare assolutamente nulla di artistico, di poetico, di fantasioso:
l’importante era solo parlare, anzi “sparlare”, di questo e di
quell’altro, tra corpi al silicone e cervelli d’aria fritta.
Pochissimi artisti cercavano ancora
di raccontare l’importanza della capacità di discernere, di saper valutare,
di avere delle idee, di sapere uscire dalla realtà che gli altri hanno
costruito per noi e di riprendere così a “volare”.
Giorno dopo giorno venivano
promulgate delle leggi sempre più restrittive per la libertà d’espressione,
nella quasi totale indifferenza dei cittadini, intenti solo più a lavorare e
distratti da insulsi programmi televisi.
Il modo di pensare era ormai
standardizzato in una mentalità comune, e lo stesso modo di vestire era
regolamentato da leggi: tutti vestivano allo stesso modo, come tanti soldati in
uniforme.
Una delle ultime leggi promulgate,
vietava di suonare e soprattutto cantare in luoghi pubblici, comprese piazze,
spiagge, parchi, senza preventiva autorizzazione rilasciata da un apposito
comitato di controllo denominato “Registro Autorizzazioni Nominali e
Certificati d’Idoneità Artistica”.